associazione culturale

"per un mondo migliore"

Femminicidio e violenza sulle donne

Capire il fenomeno e gli interventi di sostegno alle donne del territorio

 

tratto dalla rivista "un mondo migliore"

 

La cronaca ci riporta con frequenza la drammatica realtà della violenza sulle donne. Una realtà che risulta sempre difficile da comprendere e da interpretare correttamente, soprattutto quando avviene all’interno delle mura domestiche.

divieto-d-accesso-mondo-miglioreÈ naturale infatti percepire come pericolose le situazioni estranee alla quotidianità e ai luoghi che ci sono familiari e ritenere che le città siano insicure per le donne perché c’è un nemico alla porta che attenta alla loro sicurezza. In realtà, come confermano le ricerche internazionali e italiane, è la casa il luogo più pericoloso per la donna. Infatti secondo i dati ISTAT del 2007, il 70% delle violenze è opera di partner o ex partner.
Solo nel 2012 sono state 124 le vittime di femminicidio e quest’anno il dato non sembra diminuire: una donna uccisa ogni due giorni per mano del partner/ex partner.
La violenza nei confronti delle donne, nelle sue  varie forme, è un fenomeno complesso che interessa aspetti relazionali e comportamenti sociali che rimangono in gran parte sommersi, lontani dallo sguardo dell’osservatore. Si tratta quindi di una realtà difficilmente semplificabile.
Parliamo di violenza di genere in quanto nasce in un rapporto di controllo e di potere dell’uomo sulla donna: essa è perciò legata al modo in cui gli uomini e le donne strutturano le loro relazioni ed è pertanto universale.
Per questo si definisce come fenomeno trasversale che può interessare ogni Paese, tutte le etnie e i gruppi religiosi, ogni livello socioeconomico e culturale e non è ascrivibile a particolari caratteristiche psicopatologiche né dell’autore né della sua vittima.
Nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne del 1993 la Comunità degli Stati ha concordato per la prima volta la seguente definizione di “violenza nei
confronti delle donne” (art. 1): “Ogni atto di violenza indirizzato al genere femminile che rechi o possa recare alle donne un pregiudizio o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, compresa la minaccia di tali atti, la coazione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”. E inoltre: “La violenza contro le donne costituisce una violazione dei diritti e delle libertà fondamentali delle donne e danneggia e annulla il godimento da parte loro di quei diritti e libertà”.
L’OMS nel “Rapporto Mondiale su Violenza e Salute” del 3 Ottobre 2002, inoltre, riconosce che la violenza sulle donne rappresenta un problema di salute pubblica da affrontare con un approccio multidisciplinare e scientifico.
In Italia, rispetto all’ampiezza del fenomeno della violenza, i dati ISTAT del 2007 ci dicono che siamo in presenza di una problematica anche numericamente rilevante, in quanto una donna su 3 nel corso della vita è vittima di violenza fisica o sessuale.
Le violenze subite dalle donne sono in maggioranza gravi, infatti il 34,5% delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave.
Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo in occasione della violenza subita. Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto.
Gli stessi dati evidenziano che la casa e la famiglia sono i luoghi più pericolosi per le donne, e che ad attentare alla loro salute e alla loro vita sono soprattutto i loro compagni, non degli sconosciuti:
infatti il 70% delle violenze è opera di partner o ex partner.
Sempre dall’indagine ISTAT infine, si evidenzia come questo sia un fenomeno che percorre spesso l’intero arco di vita di una donna e della coppia, le recidive sono numerose, le violenze sono gravi e mettono a rischio la vita della donna. Nella quasi totalità dei casi, infine le violenze non sono denunciate: il sommerso è elevatissimo raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Si tratta dunque di un problema che fa fatica ad emergere se non nei casi più eclatanti o solo quando coinvolge in modo pesante i figli minori. Le donne coinvolte in relazioni violente non solo non denunciano le violenze subite, ma se possono non si rivolgono nemmeno al medico o al pronto soccorso; spesso non vogliono separarsi dal compagno violento e quando chiedono aiuto lo fanno nella speranza che qualcuno possa far cessare la violenza e controllare l’aggressore, non per chiudere il rapporto.
Al termine violenza domestica vengono attribuiti diversi significati, dalla violenza da parte del coniuge a quella da parte di altri membri della famiglia. Nella sua accezione più comune, l’espressione indica la violenza (fisica, sessuale, psicologica o economica) compiuta nei confronti di una donna da parte del partner o di un ex partner sentimentale. Si tratta di un processo nel corso del quale, nell’ambito di un rapporto di coppia (tra coniugi, conviventi, fidanzati o ex), si stabiliscono e si perpetuano dinamiche di dominio e di controllo, attraverso l’utilizzo della forza e l’esercizio del potere di un partner sull’altro. In una società, come quella patriarcale, in cui i rapporti tra donne e uomini sono basati su una gerarchia di genere, che assegna all’uomo il ruolo di dominante e alla donna quello di dominata, il corpo femminile diviene territorio, proprietà.
Possiamo distinguere diverse modalità attraverso le quali questo tipo di violenza si esprime, spesso presenti contemporaneamente:
- violenza fisica: comportamenti violenti agiti fisicamente sul corpo;
- violenza verbale: a prescindere dal tono della voce, l’aggressore invia alla vittima un messaggio che esprime un rapporto non egualitario;
- violenza psicologica: comportamenti o intenzioni sprezzanti nei confronti delle opinioni, dei valori, delle azioni della vittima, che attentino alla sua integrità psichica;
- violenza economica: vietato accesso alle risorse economiche e professionali come mezzo di controllo permanente della vittima;
- violenza sessuale: coercizione alla sessualità.

Su questi temi il Centro Veneto Progetti Donna - Auser opera sul territorio padovano dal 1990 con Sportelli e progetti di intervento nei casi di violenza sulle donne.
In particolare dal 2000 è attivo un progetto specifico per la violenza e ad oggi più di 2000 donne con questi problemi si sono rivolte al nostro Centro, 400 nei primi 7 mesi del 2013. Le richieste di aiuto riguardano problemi che coinvolgono le relazioni intime, soprattutto le situazioni di violenze e maltrattamenti in famiglia, storie di vite segnate, anche per quanto riguarda i figli, in modo indelebile, dalla violenza quotidiana.
Il Centro Donna è un luogo in cui le donne possono trovare ascolto, attenzione e rispetto, è un servizio consolidato e riconosciuto nel territorio padovano: ha infatti instaurato, negli anni, rapporti di collaborazione con gli operatori dei servizi socio-sanitari pubblici e del privato sociale.

Centro Veneto Progetti Donna

www.centrodonnapadova.it

 

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