associazione culturale

"per un mondo migliore"

Come una nuvola nel vento

Eritrea anni 1939 - 1957

 

In una notte tragica di febbraio, in una casa felice, dove tutti erano in attesa di un nuovo dono dal cielo, all’improvviso arrivò una bambina.
Nella stessa notte, dal grande dolore di una mamma per la morte del suo bambino di tredici mesi, nacque Giada prima del giorno tanto atteso.

haile-selassie-negus-neghestiEra piccolina, dolce e con la gioia negli occhi per essere in una famiglia dove aveva riportato la voglia di vivere. L’infanzia spensierata a giocare con le sorelline, trascorse come se un arcobaleno dipingesse di tanti luminosi colori il loro piccolo mondo. Un giorno però lo ricorderà sempre dipinto di grigio. Sentì cadere il freddo nella sua vita felice, comprese di avere perso un altro fratellino. Giada in piedi sopra ad una sedia, guardava il piccino di poco più di un anno steso sul tavolo immobile. Da quel giorno grigio, le rimase sempre nel cuore il desiderio di avere un fratellino. Nella colonia in quegli anni si respirava l’odio di un paese che era stato conquistato, gli eritrei amavano ed odiavano allo stesso tempo i conquistatori Italiani ma comunque vivevano abbastanza bene. Il paese era stato modernizzato con strutture innovative che ancora sussistono e questo aiutava a mantenere sopite sotto la cenere le ostilità; nonostante gli anni trascorsi, la popolazione ha mantenuto la lingua italiana. A quindici anni qualcosa cambiò i giorni colorati di Giada. Il papà che guidava una nave, dovette andare ad Aden con la mamma per lavoro e lei rimase in Eritrea in un collegio di suore con una sorella che successivamente sarebbe partita per raggiungere i genitori. Per lei essere chiusa in un collegio era come non appartenere a nessuno, non essere importante; tutto questo la faceva sentire in un labirinto di solitudine. La vita era triste con le suore, dove qualsiasi azione poteva essere considerata peccato. La fanciulla soffriva della mancanza d’amore della famiglia e si consolava cercando negli occhi della sorella la tenerezza della mamma e del papà. La famiglia per lei significava protezione, sicurezza e quell’affetto che la arricchiva di fiducia interiore. I lunghi tempi passati in chiesa a pregare per pentirsi dei pensieri che poteva fare una quindicenne la quale semplicemente sognava di vivere un giorno splendido indossando un vestito rosa come una nuvola al tramonto ad una festa incantevole. Il primo amore grande come l’universo, il primo ballo dove il ragazzo più bello le avrebbe preso la mano e lei avrebbe volteggiato leggera come il vento, la prima passeggiata mano nella mano su sentieri ricoperti di stelle dorate. Quando usciva dal collegio si toglieva i calzini, li nascondeva nella cartella, ormai era una signorina e non più una bambina come volevano le suore. Puntualmente però se li rimetteva alla porta del collegio. L’ultimo anno di Liceo una zia dall’animo gentile decise di non lasciare più la ragazza alla malinconia lacerante di quella prigione. Per Giada fu come se si aprisse una porta del Paradiso. Nella casa della zia ritrovò la gioia della vita e la voglia di sognare il suo futuro radioso come un raggio di luna che illuminava la notte. Ma il futuro stava cambiando, visse la fine della colonia, gli anni beati se ne andarono. I rancori sopiti da anni sotto la cenere, una scintilla di ribellione li accese ed un incendio di odio invase il paese. Gli eritrei shiftà si rivoltarono ed iniziarono ad uccidere gli italiani spinti dagli inglesi. Vide partire migliaia di amici e famiglie care, non riusciva a dire “addio”, le sembrava che se ne andasse per sempre la parte felice della sua vita e ritornassero gli anni bui del collegio. Un giorno andò a salutare anche il suo imperatore Hailè Selassiè Negus Neghesti, re dei re, mandato in esilio dagli italiani a Londra. Nonostante l’esilio l’imperatore, invece di effettuare un massacro, protesse per sempre gli italiani. Per Giada l’Eritrea rimase il suo secondo paese ed Hailè Selassiè Negus Neghesti il suo grande imperatore. Ancora oggi continua a stare male ogni volta che sente notizie di guerra nel paese della sua nascita. Dopo il colpo di stato del governo Menghistu, si insinuò una guerra infinita con l’Etiopia. I genitori di Giada, visto il pericolo, decisero di proteggere la fanciulla facendola partire per Aden. Giada non voleva partire, amava quella terra ed anche un ragazzo, si sentiva viva e felice di quel primo amore che le faceva brillare gli occhi. Finito l’esame di maturità al Liceo con il cuore spezzato dalla costrizione dell’abbandono, convinta di avere perso per sempre il grande amore, partì per lo Yemen. Durante il viaggio, delle nuvole grigie che venivano da villaggi lontani si rincorrevano nel suo cielo triste.

 

Continua nel prossimo numero.

 

gianella-galuppoGianella Galuppo