associazione culturale

"per un mondo migliore"

Il passato che ritorna

Asebia

 

tratto dalla rivista "un mondo migliore"

 

Asebia in greco significa empietà, cioè mancanza di fede religiosa. Nell’antica Grecia era considerata reato. Ma del reato sfuggiva l’oggetto giuridico, cioè il bene tutelato, in quanto la religione dei greci era priva di una dottrina precisa e si dipanava in una pluralità di divinità e di correlati riti.

per un mondo migliore asebiaLa frammentazione religiosa greca giungeva alle estreme conseguenze, in quanto ad ogni elemento della realtà corrispondeva una divinità con i suoi riti: l’amore e la guerra, il sole e luna, il fuoco e l’acqua, la terra e l’oltretomba e così via. Per i greci migliaia di dei vivevano sull’Olimpo con condotte, attitudini e passioni umane: come gli uomini,
gli dei giocavano, combattevano, rubavano e ingannavano. La realtà umana permeava dunque quella divina e viceversa, in una sorta di democratico amalgama di spirito e ruolo. Tuttavia, nel periodo più illuminato della democrazia ateniese - durante il governo di Pericle - è stata emessa una legge che vietava di discutere di cose divine. Peccato che, a causa del suddetto amalgama, risultasse impossibile per il cittadino estraniarsi dalle cose divine.
Tale estraniazione risultava impossibile soprattutto per i liberi pensatori che, cercando di comprendere l’intima essenza dell’uomo, si imbattevano continuamente nelle cose divine (sentimenti, passioni e correlate divinità) che la circondano e condizionano. Ecco quindi che il fine ultimo del reato di asebia - l’oggetto giuridico - era punire non chi compiva atti contro la religione, i cui frammenti espressivi erano troppo incuneati nella quotidianità per essere direttamente divelti, ma chi la metteva in discussione. Discutere degli dei significava intercettarne gli umani sentimenti ed evidenziarne le umane contraddizioni, con il rischio di incrinare un sistema religioso incoerente con le esigenze sociali e morali. Si temeva l’affermarsi di una giustizia umana. Ma la giustizia è inarrestabile perché il suo cammino è il cammino dell’uomo, ed è l’uomo che ne traccia le impronte in un perfetto democratico amalgama di spirito e ruolo.

 

Igor Borghettini

 

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