associazione culturale

"per un mondo migliore"

Un Leone e un topolino

Racconti

 

tratta dalla rivista "un mondo migliore"

 

Ieri sono arrivato qui. Una stanza quadrata, le pareti bianche scrostate per l’umidità e le tende tirate. Lasciano passare un unico spiraglio di luce che colpisce lo scaffale vicino alla porta ma che non è sufficiente a dare vita a questo posto. Sono giunto qui dentro ad uno scatolone perciò non so di preciso dove mi trovo. Appena sono arrivato, una mano mi ha tirato fuori, due grandi occhi verdi mi fissavano e, subito dopo, mi è stata applicata un’enorme etichetta bianca sul mio quarto di copertina coprendo un fiore viola spettacolare! Peccato che nessuno potrà più vederlo… Dopo l’accoglienza, la stessa mano di prima mi ha  trasportato in una stanza scura e mi ha conficcato tra un libro rosso con un orsetto in copertina e un altro di cui riuscivo a malapena a leggere le prime parole della trama. Quel posto non era molto comodo ma, per fortuna, non avendo troppe pagine, ci sono stato discretamente.

per un mondo migliore leoneEd eccomi qui. In questa stanza buia ad aspettare che succeda qualcosa. Dalla finestra intravedo un forte spiraglio di luce perciò credo sia una bella mattinata di sole. Mi preparo a passare una giornata in solitudine tra la polvere, quando vedo entrare nella mia stanza un bambino. Non è molto alto e piuttosto grassottello, ma ha degli spettacolari boccoli biondi.
Comincia a camminare davanti allo scaffale colpito dal sole leggendo i titoli dei libri in velocità. Poco dopo arriva una bella signora, bionda anche lei, penso sia la mamma. Si avvicina al figlio e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Non riesco a capire cosa, ma vedo che il bambino si allontana di malavoglia dallo scaffale che stava guardando per dirigersi verso il mio! Non sto nella copertina per l’emozione! Finalmente qualcuno potrebbe tirarmi fuori dalla morsa in cui mi hanno infilato e farmi prendere un po’ d’aria. Il bambino, però, non è per nulla contento dei libri che si trova davanti e comincia a scorrerli distrattamente spiegando alla mamma che non c’è nulla di interessante.
Non importa… Persa un’occasione ma se ne presenterà un’altra. Ho quasi abbandonato la speranza quando la mamma torna indietro e mi sfiora piegando il capo per leggere il mio titolo. Sembra incuriosita. Molto incuriosita. Mi afferra e mi estrae dalla trappola in cui ero. Ce l’ho fatta! Potrò prendere un po’ d’aria finalmente. Dalle mani della signora mi guardo intorno per vedere la stanza da un altro punto di vista, convinto che di lì a pochi secondi mi rimetta in quella fessura buia e stretta. Senza rendermene conto, però, mi ritrovo in un’altra stanza molto più luminosa. Incredibile! Ha scelto proprio me e mi sta portando  via da lì. Mi prende in mano la donna dagli occhi verdi che trascrive il codice dell’etichetta su un computer e poi mi consegna al bambino. Lui non mi sembra entusiasta della scelta però. Mi afferra con le sue piccole mani senza curarsi di tenermi compatto. Ben presto mi ritrovo a penzolare sostenuto solo dalla copertina. Iniziamo male. Comincio a rimpiangere la mia vecchia fessura sullo scaffale. Non posso demoralizzarmi così. So che quel bambino mi ha preso per leggermi e che, non appena lo farà, mi troverà fantastico e comincerà a prendersi cura di me.
O almeno spero.
In poco tempo mi ritrovo davanti ad una casa enorme con i muri gialli e un’imponente porta in legno. La oltrepassiamo e percorriamo un lungo corridoio fino ad un’altra porta verde scuro con appeso un cartello che dice “Camera di Jacopo”. Entriamo in questa stanza piena di giochi colorati. Vicino alla finestra c’è un lettino con un bellissimo felino stampato sulla coperta. Jacopo mi appoggia sul ripiano più alto di una piccola libreria rossa e lui si sdraia sul letto. Dopo qualche secondo arriva la mamma. Mi prende, si siede sul letto con il bambino e legge a voce alta il mio titolo: “Favole per bambini”. A dire la verità non è un granché come titolo, non incuriosisce e non dice esattamente quello che ci trovi dentro. Jacopo non ne vuole sentir parlare di me definendomi vecchio e noioso. La mamma mi ripone nuovamente sullo scaffale e la mia giornata si conclude così.
Ma come fa a sapere che sono noioso se non sa neanche di cosa parlo?

 

 

 

per un mondo migliore starbene

 

 


L’indomani mattina la mamma apre la porta della camera e mi prende in mano di nuovo, determinata a leggermi a voce alta. Si siede sul letto ed inizia a sfogliare le pagine. La prima storia, lo so, è la migliore e potrebbe far colpo su Jacopo. Parla di una volpe che invita a pranzo una gru preparandole la minestra in un piatto liscio in modo tale che il becco della gru non riesca in nessun modo a berla, poi la gru farà lo stesso mettendo il cibo prelibato in un’anfora lunga e stretta che impedisce alla volpe di assaggiarlo. È una storia meravigliosa che insegna ad essere rispettosi degli altri ma, a quanto pare, non è stata sufficientemente potente per far colpo su Jacopo che siede sul letto con sguardo annoiato. Lui deve andare a scuola e io vengo riposto sullo scaffale ad impolverarmi. Devo assolutamente trovare un modo per stupire Jacopo. Passo in rassegna le cinquantasei storie che ho sulle mie pagine ma non riesco a trovarne una che mi sembri adatta. Comincio a guardarmi intorno e vedo che la cameretta è ricoperta da foto di ghepardi e leoni con le loro maestose criniere. C’è anche un grande leone di peluche sulla sedia. Ho capito. So come stupire Jacopo. Attendo la sera finché il ragazzino entra nella sua cameretta e io, abilmente, sposto in avanti la copertina per cadere in orizzontale e attirare la sua attenzione. Non appena sente il rumore, Jacopo alza lo sguardo e rimane lì a fissarmi per qualche secondo. Un po’ titubante, poi, decide di raccogliermi e mi porta con sé sul letto. Non ho molte occasioni. Se non riesco ad appassionarlo ora, probabilmente, non potrò farlo più. La delusione data da un libro è troppo forte per essere superata. Dovevo mettere in gioco tutte le mie pagine, le mie parole e i miei disegni per catturarlo e farlo diventare parte di me. Comincia a sfogliarmi, le sue mani ora sono delicate e soffici. Scorre le immagini finché trova un enorme disegno di un leone intrappolato in una rete. Si sofferma estasiato. Ne ero certo! Questa è la storia adatta a lui. Non è necessario che le legga tutte. Deve leggere solo ciò che colpisce il suo cuore perché non basta che io gli sia utile, Jacopo deve innamorarsi di me e rendermi parte della sua vita come io della mia. Dopo avermi fissato a lungo inizia a leggere la storia ad alta voce.
Un topolino vede un leone intrappolato in una rete e incapace di liberarsi. Inizialmente è timoroso perché ha paura che il leone lo mangi ma, poi, prende coraggio e, con le sue zampe piccoline, riesce a sciogliere i nodi della rete e a liberare il leone. Jacopo era stato catturato dal racconto. Comincia a rileggerlo dall’inizio ed è sempre più coinvolto dalla storia. Io sono la rete che ha catturato il leone ma sono anche il topolino in grado di liberarlo, di farlo librare in aria, sopra alle parole stampate, alla ricerca di un significato più alto che solo chi legge può trovare. Le mie parole hanno liberato Jacopo dall’indifferenza alla lettura, gliela faranno amare. Sono stato la chiave che ha aperto la porta del suo cuore per farci entrare fantasia, emozione, insegnamenti e divertimento. Ho raggiunto il mio obiettivo. Dopo aver passato tutta la notte a leggermi, la mattina dopo, Jacopo ha preso un rotolo di carta trasparente e ha buttato la carta che mi ricopriva per sistemarmi. Guardando il quarto di copertina si è accorto di quell’odiosa etichetta che copriva parte di un disegno. L’ha staccata ridando vita a quel fiore viola che era stato oscurato e l’ha riattaccata stando attento a non coprire nient’altro. Poi mi ha ricoperto di carta trasparente ed infine mi ha riportato in biblioteca. Mi guarda per l’ultima volta sorridendo. La signora dagli occhi verdi mi ripone sul solito scaffale e spiega a Jacopo che può prendere qualunque libro voglia. La mamma, questa volta, resta accanto alla porta sicura che il suo bambino impiegherà del tempo per farsi catturare nuovamente da un altro libro ma che farà la scelta giusta.

 

Questa storia è accaduta in tutti gli Stati, in tutte le città e in tutte le biblioteche del mondo e continuerà a ripetersi finché i libri saranno reti e topolini in grado, con la loro purezza, di permettere di staccarsi dalla realtà e di lasciarsi amare per tutto il tempo che il lettore vorrà.

 

Sara Boschetti