associazione culturale

"per un mondo migliore"

Racconti

Un piccolo eroe, per un giorno

 

tratto dalla rivista "un mondo migliore"

Ero bambina e ricordo le sere tiepide del mese di maggio, con l’aria profumata dalle rose appena sbocciate. Era il mese dedicato alla Madonna ed ai “fioretti”. Tutti cercavano di essere più buoni. In quegli anni quasi tutto il paese si ritrovava a pregare. Ogni sera le famiglie giungevano sul sagrato della chiesa, si univano in processione e recitavano il “Rosario”.
Ogni bambino portava con sé la propria “coroncina dei fioretti” , in genere fatta di perle, confezionata con le proprie manine. Il che la rendeva ancora più preziosa.


per un mondo migliore madonninaUna sera arriva sulla via principale del paese una bambina, tutta vestita di bianco, che si unisce alla processione pregando. La sua figurina, candida come un giglio fresco di rugiada, esprimeva però una grande fierezza. In mano teneva una coroncina nuova, l’aveva appena finita con l’aiuto della sua amata maestra che le aveva insegnato ad infilare le perle ed a chiuderle in cerchio. La piccina aveva già iniziato a fare molti “fioretti”. Erano piccole grandi rinunce ad un qualcosa a cui lei teneva molto; sperava così che la Madonna l’aiutasse a diventare più buona ma era felice e andava orgogliosa dei suoi propositi. Quello che la rendeva più contenta era la stima e la considerazione che la maestra le aveva dimostrato. Lei ammirava ed amava la sua maestra, forse più della mamma ; da lei riceveva sguardi dolcissimi e gesti premurosi, come non aveva mai avuto in casa sua. Quella coroncina “conta fioretti” era un oggetto importantissimo, aveva un valore affettivo incalcolabile. Per lei, perderlo sarebbe stato come perdere una parte di sé. Alla fine del Rosario, i fedeli si ritrovavano tutti presso la chiesa per la chiusura della funzione religiosa e per i saluti. La bambina invece era sola, piccolina, aveva solamente sette anni ma era bellissima con le sue treccine nere, le guance rosate, gli occhi ridenti e vivaci. Improvvisamente si accorse di aver perso la “coroncina dei fioretti”; si riguardò le mani, erano vuote. La brutta sorpresa la raggelò ed il suo cuore iniziò a sussultare sempre più forte.
Si mise subito a cercarla per la via, sul sagrato e vicino alla chiesa ma non trovò nulla. Si sentiva disperata e si mise a piangere desolata continuando a cercare, a guardare su ogni piccola fenditura, a spostare i sassolini sulla strada. Ad un tratto, si accorse di essere rimasta tutta sola, non c’era più nessuno, il buio era già sceso da tempo. Si guardò intorno sperduta, non sapeva cosa fare, era tardi e doveva tornare a casa, aveva paura che la mamma si arrabbiasse. Non voleva però tornare senza la sua coroncina così con l’ansia che le serrava la gola, pregando la Madonna, continuò ancora a cercarla sugli stessi posti in cui l’aveva cercata prima.
Improvvisamente, si sentì toccare le spalle, udì una voce che le diceva: “cosa cerchi bella bambina?” Si voltò spaventata e rispose addolorata ed agitata: “la mia coroncina nuova del Rosario dei fioretti per la Madonna, non la trovo più.” La sua disperazione dilagante le bloccò la voce, si sforzò di parlare, ma uscì solo un sussurro. L’uomo le rispose: “ti aiuto io a trovarla.” Era proprio un personaggio strano e mal vestito, se ne accorse appena alzò gli occhi per vedere il volto del suo salvatore. Si mise a cercare pure lui allontanandosi dalla bambina. Ad un certo punto chiamò la piccola, la invitò a raggiungerlo dicendole: “vieni qui, l’ho trovata!” Felice e sollevata, la dolce creatura corse da lui; stranamente la sua voce proveniva da dentro i bagni pubblici, vicino alla Chiesa. All’improvviso si fermò e trovò il coraggio di rispondere:“non può essere là, non sono mai e poi mai entrata in quel posto sporco e brutto.” Allora l’uomo con una strana voce mielosa che non era più quella del gentile salvatore, le chiese spudoratamente: “ti togli le mutandine...?”
La bambina si sentì morire, il terrore la serrava, i suoi battiti le scuotevano il petto, era pietrificata, disgustata ed incredula per quello che aveva udito. In quel preciso momento sentì una grande forza dentro di sé, la voce le uscì all’improvviso urlando con fermezza e decisione tali da disorientare l’uomo: “vergognati!! Non vedi che sei davanti alla Casa di Dio! Come puoi dire ad una bambina queste parole ?!” Lo strano e disgustoso personaggio rimase paralizzato 

 

 

 

per un mondo migliore ferla

 

 

 

senza alzare gli occhi guardò solo le gambe della coraggiosa eroina fuggire di corsa, nonostante la paura. Corse e corse fino ad arrivare alla casa della sua migliore amica, sua compagna di scuola. Si mise a gridare, la chiamò con tutta la forza che le era rimasta. L’amica uscì di casa agitata e sgomenta. Fra le lacrime, riuscì a raccontarle cosa le era successo : i singhiozzi, il tremore, il rammarico di aver perso la sua “coroncina dei fioretti”, le sue infinite ricerche e
quell’orco cattivo di cui si era fidata e che poi, invece, le aveva fatto quell’orribile richiesta. Era sconvolta, uscirono anche i genitori dell’amica. Appena udirono il racconto, la presero per mano confortandola, la portarono a casa dalla mamma che, ignara di tutto, pensava che la figlia si fosse fermata a casa dell’amica a chiacchierare. Quando vide tutta quella  gente insieme, corse alla porta e li fece entrare. Al loro racconto, si sentì colpevole di avere lasciato sola la bambina, non riusciva a crederci. Sbalordita e indignata, la guardò e le chiese: “perché non sei venuta da me invece che andare dalla tua amica?” Bella domanda aveva fatto la mamma, sentendosi esclusa. Forse la bambina non si sentiva abbastanza considerata ed amata ed aveva scelto, istintivamente, di rifugiarsi dalla sua amichetta. Ma non rispose niente. La prese per mano e la portò alla Caserma dei Carabinieri, con una grande rabbia e la voglia di chiedere giustizia. Suonò il campanello ed un carabiniere le fece entrare, le introdusse in stanze grigie, fredde e spoglie che facevano impressione.
Fece accomodare la bambina su una sedia dura del corridoio, nell’ufficio del maresciallo entrò solo la mamma. Fuori ad aspettare si sentiva un po’ stordita, non le piaceva quel posto, avrebbe voluto scappare via, scomparire, aveva molta paura e si vergognava tantissimo. Poi un agente la chiamò dentro e si sentì avvolgere dal freddo di quella stanza. Da  dietro la scrivania, il maresciallo la invitò a raccontargli cosa le fosse successo. Non riusciva a capire bene quello che le diceva, le pareva di essere lontana, in un altro pianeta e che degli extraterrestri la stessero interrogando. Stava male e non riusciva a raccontare quello che le era accaduto. Si sentiva ferire di nuovo, umiliata per la seconda volta. C’era solo lei lì davanti ai carabinieri ad essere interrogata e giudicata, come fosse colpevole di qualcosa.
Nella sua testolina si ripeteva che non aveva fatto nulla di male, che lei era la vittima e non la colpevole! Era più umiliante quell’interrogatario funesto che quello che era successo prima!! Sperava solo che finissero presto di interrogarla e di fissarla. Le chiesero di descrivere l’uomo e scrissero qualcosa su un foglio, dicendo che avrebbero fatto tutto il possibile per trovare quell’individuo.
Alla bimba faceva ora tanta pena quel poverino e raccomandò ai carabinieri di trovarlo ma di non fargli del male. Dovevano solo dirgli che non doveva più comportarsi così con nessuno, che non doveva importunare più nessuna bambina. Seppur piccolina, era molto forte e con tanta fede nella Madonna ed in Gesù Bambino. Se né tornò a casa, molto triste ed amareggiata per quello che era successo , soprattutto perché avevano fatto soffrire e lacrimare la Madonnina nel mese di maggio, il più bel mese dell’anno, dedicato a Lei e ai “fioretti”.
Dopo circa due mesi, venne a sapere che avevano individuato il responsabile che quella sera l’aveva spaventata tanto; era un uomo malato con disturbi mentali. Provò una grande pietà e pregò per lui. Mentre pregava, sentì una grande gioia scenderle nel cuore e, per aver perdonato, si sentì un piccolo eroe per un giorno.

 

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